Il diario di un corriere by Lyla

< Nota dell’autrice: i ragazzi del Pony Express iniziarono a correre il 3 Aprile 1860 e fecero la loro ultima corsa il 26 Ottobre 1861. Purtroppo sono venuta a conoscenza di questa notizia solo dopo aver finito di scrivere la storia e riaggiustare le date sarebbe stato – passatemi la parola – un gran casino. Chiedo però scusa per questa mia imprecisione, spero che la mia storia vi piaccia lo stesso.

Buona lettura. >

 

Sbirciai per la centesima volta il mio orologio, usando la massima cautela possibile: mancavano 15 minuti all’ora X. Ammesso che riuscissi ad arrivarci. Il Grande Capo stava dicendo qualcosa a proposito degli indici di ascolto: il suo discorso aveva un’aria vagamente accusatoria nei nostri confronti. <<Per concludere>> disse infine <<Voglio delle idee nuove e migliori delle precedenti, sono stato chiaro? Ne va della nostra stessa reputazione! Quindi vedete di spremere le vostre brillanti menti fino all’ultima goccia, è tutto!>>. Io e i miei colleghi cominciammo a raccogliere i fogli degli appunti e ad avviarci chi verso gli uffici e chi verso l’uscita. In corridoio Paul mi rivolse la parola: <<Vecchio tiranno! Tu hai qualche idea, Annie?>>. Scossi la testa: <<Buio totale. Quell’uomo ci ha forse presi per delle macchine? Lo sfido a trovare uno straccio d’idea che valga un centesimo seduta stante>>. <<Hai ragione, Hutch!>> esclamò Charlie unendosi a noi e chiamandomi con il diminutivo del mio cognome, come d’abitudine <<Quel tanghero ci fa lavorare come schiavi e poi si  becca tutto il merito! Beata te che te ne vai in vacanza>>. <<La nostra Anne Hutchinson va in vacanza? E come faremo noi poveri mortali a cavarcela senza di lei?>> commentò con aria maligna Muriel Earst. <<Dove andrai di bello, Annie?>> chiese timidamente la giovane Brigid. <<Mi godrò i miei dieci e sudati giorni di ferie giù a casa, in Nebraska>>. <<Torni alle grandi praterie, Hutchinson?>> s’intromise ancora Muriel. <<Esattamente, Earst. Mi farà bene non averti tra i piedi per un po’>>. Prima che avesse tempo di reagire, io e i miei colleghi ci infilammo nell’ascensore. <<Spero che ti diverta, Annie>> mi salutò Brigid arrossendo. <<Sicuramente. Stare lontano da quella vipera mi fa già stare meglio>>.

 

Meno di dodici ore dopo quella conversazione ero finalmente tornata a casa. Non mi fermai in paese, ma mi diressi subito al ranch di famiglia, dove venni accolta da mia zia Susan.

Il mio rifugio preferito era sempre stato la soffitta, di cui mi affrettai a riprendere possesso non appena arrivata. Un pomeriggio, dopo aver passato lunghe ore a leggere, memore di quanto mi aspettava al ritorno, cercai di buttare giù qualche idea, ma tutte quelle che mi venivano in mente erano una peggio dell’altra. Scrivendo, urtai alcuni vecchi libri che caddero a terra: dalla rilegatura di una vecchia Bibbia scivolò fuori una chiave antica. Raccolsi i libri e li rimisi a posto, ma tenni la chiave: rimasi a studiarla per qualche istante, poi istintivamente mi volsi verso un antico scrittoio dove ero solita appoggiarmi. Quel vecchio mobile aveva attirato la mia attenzione fin da quando ero bambina, poiché custodiva uno speciale segreto. Dovete sapere che la chiave del cassetto era probabilmente andata perduta, perché nessuno della famiglia ricordava di averlo mai visto aperto: i miei fratelli, da piccoli, avevano persino cercato di scassinarne la serratura ma senza successo. Guardai la chiave che tenevo i mano, poi di nuovo lo scrittoio. Tremante e nervosa, mi avvicinai e la inserii nella serratura: entrò quasi senza difficoltà. Girai con forza la chiave e, dopo alcuni minuti di lotta, sentii scattare la serratura arrugginita. Lentamente, aprii il cassetto misterioso e cominciai a frugarvi dentro. Spostai una pezza di merletto e trovai una specie di libricino dall’aria antica. I colori della copertina erano un poco sbiaditi, ma doveva essere stato d’un bel marroncino chiaro. Rimasi con il libro tra le mani, senza saper che fare. Mi sedetti e lo appoggiai sullo scrittoio, senza ancora decidermi: infine, lo aprii delicatamente. Sulla primissima pagina era stato scritto in inchiostro nero, con una grafia sottile:

Louise Irene McCloud.

Diario

dal 16 Luglio1859 al 18 Giugno 1860

Sobbalzai: quel diario era rimasto chiuso in un cassetto per più di cento anni e chi l’aveva tenuto era morto da chissà quanto tempo. Mi chiesi come mai si trovasse in casa mia, in quello scrittoio. Per quanto ne sapevo, sia la casa che i mobili appartenevano alla mia famiglia da generazioni. Chi era quella Louise? Cosa aveva a che fare con noi? Presi in mano il suo diario con la massima delicatezza: mi atterriva il pensiero di sciupare quelle memorie. Da ragazzina aveva scritto più d’un diario, senza mai farlo leggere a nessuno: verso quell’oggetto provavo quindi un timore quasi reverenziale. Rimasi per un po’ a fissare quella prima pagina, dove quella fanciulla aveva scritto il suo nome. Poi la voltai con delicatezza e cominciai a leggere la prima pagina.   

 

Sweetwater, 16 Luglio 1859 

Caro Diario,

…beh, penso che questo sia il giusto modo d’iniziare. Non ho mai tenuto un diario prima d’ora, ma penso che sarà una bella esperienza. Forse dovrei dire qualcosa su di me, giusto per cominciare. Mi chiamo Louise Irene McCloud, ma qui tutti mi chiamano Lou e credono che sia un ragazzo: lavoro per la “Russell, Major e Wadell” e il mio non è esattamente un lavoro da ragazze. Sono uno dei corrieri del Pony Express: adesso capisci cosa intendo? Se qualcuno scoprisse cosa sono veramente verrei licenziata.    

A dire il vero, ci sono cinque persone che conoscono il mio segreto: Kid, Jimmy, Buck, Ike e Cody, gli altri corrieri. Vivo insieme a loro qui alla stazione e sono miei amici. È meglio se li presento: temo che avrò da scrivere su di loro molto spesso.

Per primo, Kid. Scommetto che il suo nome verrà scritto molte e molte volte sulle tue pagine. Penso che sia il più carino di tutti. È anche…Oh, accidenti, non so come descriverlo! È così gentile, carino, dolce e tenero…Quando vuole! A volte è un vero problema. Ed è anche uno dei motivi per cui ho cominciato questo diario. Non ho nessuno con cui parlare dei sentimenti che provo per lui (che a volte mi spaventano) o di quello che mi succede: perciò eccomi qui.

Ma andiamo avanti. Il secondo sulla lista è James Butler Hickock, detto Jimmy. Si comporta da duro, è nella sua natura ma  anche stato abituato ad agire così. È conosciuto per essere un gran tiratore, anche perché in passato ha fatto fuori un po’ di gente, ma non gli piace parlare di quei tempi. Per lui questa è una specie di maledizione. A volte sembra davvero nato sotto una cattiva stella. La gente racconta un sacco di cose su di lui: tutto quello che so è che non va da nessuna parte senza le sue pistole. A volte penso che nessuno conosca il vero James Hickock – nemmeno lui stesso.

Buck Cross è la persona più gentile e sensibile che conosca. È mezzo Kiowa e questo gli procura un sacco di guai. Alcune persone lo chiamano “bastardo”. Beh, sono quegli stupidi palloni gonfiati i bastardi, non certo lui! Quando lo chiamano in quel modo o gli dicono altre cose offensive, provo un forte impulso di spaccargli la faccia! No, non riesco a sopportare quel genere di persone. 

Il migliore amico di Buck è Ike McSwain: erano nello stesso orfanotrofio. Sono più che migliori amici: sono come fratelli. Anche Ike ha il suo problema: quand’era piccolo si è preso la scarlattina e la malattia l’ha lasciato muto e senza capelli. È un ottimo ragazzo, sensibile e gentile e non si tira indietro davanti a niente. Inoltre disegna molto bene.

L’ultimo corriere è William Frederick Cody, che cerca disperatamente di farsi chiamare Billy. Ci sono poche parole per descriverlo: stupido idiota senza cervello con la bocca larga. L’unico modo di farlo stare zitto è sparargli, sperando di centrarlo al primo colpo. Seriamente, non è così male…Qualche volta. È un po’ stupido e spaccone  ma anche divertente. E con il fucile non lo batte nessuno.      

Naturalmente non viviamo da soli: c’è una donna che tiene le redini della casa. A dire il vero “c’era”: si chiamava Emma Shannon e per noi era come una madre, era l’unica donna con cui potessi parlare. Ma ora si è trasferita insieme a suo marito, lo sceriffo Sam Cain, e io ho cominciato questo diario. Stiamo cercando una nuova “governante”, ma non siamo stati fortunati. Spero che ne troveremo una presto, prima che la cucina di Hickock ci uccida tutti! Ma sono anche un po’ preoccupata: se capisse che non sono un ragazzo, come l’aveva capito Emma? E se lo andasse a dire in giro?

Diavolo, c’è un'altra persona che non sa: Teaspoon Hunter, penso che potrei definirlo il nostro capo. È un tipo saggio ma un po’ eccentrico. È quasi come un padre per noi e mi dispiacerebbe molto se avesse dei guai a causa mia. A volte mi sento in colpa per la mia bugia, ma se gli dicessi la verità sarebbe costretto a licenziarmi. E non posso permettermelo. Non è solo per me: ho lasciato mio fratello e mia sorella in un orfanotrofio a St. Joseph. Forse un giorno riuscirò a dar loro una vera casa, ma come posso farlo se mi sbattono in mezzo a una strada?

A volte è difficile vivere questo inganno: molto, molto difficile. Specialmente quando Kid è nei paraggi. Mi piace, che posso farci?

È molto tardi: risponderò a questa domanda un altro giorno. Devo andare prima che qualcuno venga a cercarmi.

Onestamente, non so se sarò in grado di tenere un diario. Oggi ho parlato di me e della mia famiglia. Domani è un altro giorno:  aspettiamo e vedremo. 

Sinceramente tua

Louise Irene  McCloud

P.S.: abbiamo un nuovo corriere, si chiama Noah Dixon. Sembra un tipo orgoglioso e nervoso.   

 

Distolsi lo sguardo dalle pagine, confusa e meravigliata. Una stazione del Pony Express qui, a Sweetwater? Ricordai improvvisamente che alcune persone molto anziane, quando ero bambina, si riferivano sempre al nostro Ranch come: “la stazione”. Adesso capivo perché. Continuai a leggere le pagine seguenti.

 

Sweetwater, 18 Luglio 1859

Caro diario,

ho due notizie. Notizia buona: abbiamo trovato una nuova governante. Notizia cattiva: è molto bella e i ragazzi hanno occhi solo per lei. Anche Kid.

Non conosco nemmeno quella donna, ma so già di non poterla sopportare. E non sopporto neanche i ragazzi quando fanno gli stupidi in quel modo. Avresti dovuto vederli! Sembravano tanti poveri cagnolini. Mi fa veramente dare di testa – e di stomaco. Vorrei che qualcuno guardasse me come guardavano lei, ma non succederà mai. Come sarebbe possibile? Devo vestirmi e comportarmi da maschio, così nessuno si ricorda che sono una ragazza. È sempre così quando c’è una bella donna ben vestita nei dintorni. Mi fa stare veramente male. Ma non intendo dargli soddisfazioni: non mi metterò a piagnucolare. Non per loro.

Un lacrima è caduta sul foglio e ha lasciato una macchia, sciogliendo l’inchiostro. Per oggi è abbastanza.

La tua stanca e arrabbiata

Louise Irene  McCloud.

 

Sweetwater, 22 Luglio 1859

Caro Diario,

mi sbagliavo riguardo a Rachel (la nuova governante, ricordi?). Non è così antipatica come pensavo. E poi, diciamocelo, non è colpa sua se i miei compagni sono così scemi. Ieri sera mi ha detto che sapeva chi ero veramente. E prima di venire a scriverti, le ho parlato un po’: non è così male. Siamo (sono) partite (a) col piede sbagliato, ma forse potremo essere amiche.

Negli ultimi due giorni Kid è stato semplicemente adorabile, ma so cosa bolle in pentola: sta cercando di farmi dimenticare i suoi commenti su Rachel. Vuole essere perdonato. Bene, lo lascerò cuocere nel suo brodo per un po’. Se lo merita.

Sono molto stanca, riesco appena a tenere la penna in mano.

A presto

La tua stanchissima

Louise Irene McCloud. 

 

Sweetwater, 25 Luglio 1859

Caro Diario,

ti ho scritto solo tre giorni fa ma non puoi immaginare quante ce ne sono capitate! Abbiamo scoperto che Rachel era ricercata per omicidio. Ma è innocente: ha sparato all’uomo che aveva ucciso suo marito. Se fosse successo a me, avrei fatto anche di peggio. Il padre del bellimbusto le aveva messo una taglia sulla testa, ma per fortuna la situazione è stata risolta. Rachel resterà con noi: non è meraviglioso? Mi sarebbe dispiaciuto molto perdere la mia nuova amica, soprattutto se ripenso al pessimo trattamento che le avevo riservato all’inizio.

Il tuo corriere

Louise Irene McCloud

P.S.: quasi dimenticavo la notizia migliore! I ragazzi hanno smesso di guardare Rachel come se fosse un angelo caduto dal cielo. Non dovrei , ma ne sono contenta. Anche se sapevo di non avere nulla da temere, mi dava molto fastidio. 

 

Sweetwater, 28 Luglio 1859

Caro Diario,

non so perché, ma oggi ho voglia di scrivere. Sono fortunata: oggi è una giornata molto tranquilla. Non sono previsti arrivi né partenze e per di più abbiamo finito le nostre faccende, il che significa che abbiamo il pomeriggio libero. Ognuno lo sta passando come meglio crede: Rachel sta leggendo, Ike e Buck  stanno chiacchierando vicino al corral, Jimmy e Noah stanno facendo una specie di gara per vedere chi ha una mira migliore, Cody sta dormendo della grossa nel portico e Kid non si vede in giro. Probabilmente è andato a pensare da qualche parte. Come faccio a sapere tutte queste cose? Semplice, li vedo. Scommetto che ti sarai chiesto come faccia a tenerti nascosto dagli altri. Beh, non è difficile a dirti il vero: su nella stalla c’è una specie di soppalco adibito metà a fienile e metà a  magazzino. E’ qui che vengo a scrivere. Tra i mobili messi da parte c’è un vecchio scrittoio, dove mi appoggio per scrivere. Se scrivo di giorno, come adesso, riceve luce da una finestrella qui vicino: non devo preoccuparmi di essere vista perché il vetro è sporco e poi siamo piuttosto in alto. È raro però che utilizzi questa fonte di luce: purtroppo il più delle volte posso venire a scrivere solo di sera, dopo che tutti sono andati a dormire. In ogni caso, ho sempre molta paura di venire scoperta: i ragazzi mi prenderebbero sicuramente in giro se sapessero che tengo un diario e poi vorrebbero leggerlo e a me non va affatto. Fanno tanto i superiori, ma sono più impiccioni e pettegoli di un branco di zitelle. Spero proprio che non mi scoprano mai: tenere questo diario è un’esperienza meravigliosa, è fantastico avere qualcuno a cui poter raccontare ogni cosa. Lo so, lo faccio già con Rachel, ma non parlo con lei come scrivo a te. Lei ha qualche anno più di me e non può fare a meno di darmi consigli. A volte non voglio consigli: voglio solo qualcuno che mi ascolti e che non mi faccia sentire come una bambina stupida incapace di crescere. Rachel per me è sempre una cara amica, ma a volte la sua età è un po’ un problema per me. Sono molto felice di aver cominciato a scrivere. Credo di poter dire con sicurezza che il mio diario è il mio migliore amico, anche se ho iniziato da poco. Questo comunque non significa che io voglia meno bene agli altri: non potrei fare a meno di loro. Sono la mia famiglia e voglio loro un gran bene, anche se a volte mi fanno arrabbiare.  

La pace è finita, a quanto pare Teaspoon ha trovato qualcosa da farci fare.

La tua indaffarata

Louise Irene McCloud. 

 

Toccai lo scrittoio un po’ incredula: possibile che fosse lo stesso di cui parlava Louise nel suo diario? Possibile che quel libricino fosse rimasto chiuso in un cassetto per tutto quel tempo, fino ad arrivare a me? Era quasi assurdo, ma non c’era altra spiegazione possibile. Decisi di continuare a leggere. Pian piano, senza che me ne accorgessi, la lettura mi prese completamente. Di certo Louise McCloud ne aveva di cose da raccontare: lei e i suoi compagni non avevano mai un minuto di riposo. Jimmy, poi, era una vera calamita attira guai, povero ragazzo. Nessuno però aveva vita facile: soprattutto Louise, costretta a nascondersi e a poter svelare la sua anima soltanto al suo diario. Mi commosse la nota del 13 Settembre.

 

Sweetwater, 13 Settembre 1859

Caro Diario,

ora so con certezza che gli angeli esistono. Ne abbiamo avuto uno con noi fino a poco tempo fa, ma ora è dovuto tornare in cielo. Era il bambino più bello e dolce che avessi mai conosciuto. Ho pianto, sai, ho pianto tanto quando se n’è andato: ma le mie erano anche lacrime di gioia. Era molto debole, e malato. Non aveva nessuna speranza di cavarsela, lo sapevamo bene. Sua madre, nonostante l’opposizione del nonno che lo aveva in affidamento, ha voluto portarlo fin qui dalla città dell’Est dove vivevano: un lungo, lunghissimo viaggio per lui. Ricordi quei giornali che sono la dannazione di Jimmy? Beh, non ne esistono solo su di lui. C’era…una serie intitolata “Il piccolo cow-boy”. Arthur, il nostro angelo, la leggeva quando stava a casa, malato. E per ultimo desiderio ha voluto venire qui, a vedere i corrieri del Pony Express. Ecco, mi basta pensarci perché un nodo mi stringa la gola e mi venga di nuovo voglia di piangere. Tutto quella strada…Noi abbiamo fatto di tutto per farlo divertire, ma lui ha fatto molto di più per noi: ci ha riportato Ike. Dopo quell’incidente accaduto il 24  di Agosto (ricordi?), era cambiato. Non lo si riconosceva più. E lui ce l’ha riportato.   

Oggi, quando ho dato ad Ike il seguito delle avventure del piccolo cow-boy, è stato uno dei giorni più belli della mia vita.

Non posso più continuare, ho troppa voglia di piangere.

Il tuo corriere

Louise Irene McCloud

 

Sweetwater, 15 Settembre 1859

Caro Diario,

ti sarai accorto che mi firmo sempre con nome e cognome e non uso mai il mio diminutivo se non quando riferisco dialoghi tra me e gli altri corrieri o i loro discorsi. Lo sai che all’inizio non mi ero nemmeno accorta di firmare con tutti e due i nomi e il cognome? Non ci aveva fatto caso, firmavo in modo quasi automatico. Oggi però ho riletto il diario e la cosa mi è saltata agli occhi. Il motivo per cui lo faccio, credo sia piuttosto semplice: almeno qui, con te, non voglio essere Lou. Capisci? Se devo farmi passare per un ragazzo, non posso certo farmi chiamare Louise. E anche quelli che conoscono la mia vera identità, ormai sono talmente abituati a chiamarmi Lou che a volte dubito che si ricordino il mio nome.

Personalmente, il mio nome mi piace: non ho il problema di Kid. Però ne ho un altro: essere costretta a nasconderlo non certo per mia scelta. E non devo nascondere solo quello. Con te posso essere una ragazza fino in fondo: lo sai bene. Posso scrivere tutto quello che mi passa per la testa, ogni emozione: e ti assicuro che è fantastico potersi sfogare dopo aver tenuto tutto dentro per tanto tempo. A volte penso che se non avessi te, finirei per esplodere: a vivere con sei ragazzi intorno c’è da diventare matti. Sai, anche se sanno che sono una ragazza, non posso raccontare a loro le stesse cose che ho raccontato a te. A volte devo frenarmi un po’, sia per non farmi scoprire sia per un altro motivo che proprio non ti so spiegare. Tutto quello che posso dirti è che con te voglio essere e stessa fino in fondo. Non Lou: Louise Irene.

Con affetto e gioia 

Il tuo corriere 

Louise Irene McCloud

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